“Il Popolo dell’Ossola” durante la repubblica partigiana: una riscoperta

“Il Popolo dell’Ossola” durante la repubblica partigiana: una riscoperta

Tra i pochi giornali che nella val d’Ossola riuscirono a mantenere una certa indipendenza dal controllo del Partito fascista repubblicano (Pfr) durante i primi mesi della Repubblica Sociale Italiana, vi fu lo storico settimanale diocesano “Il Popolo dell’Ossola”, periodico cattolico tollerato (fino a un certo punto) dal nuovo regime e dagli occupanti tedeschi.

Dopo il 25 luglio 1943 il giornale si era apertamente esposto in favore della caduta del fascismo, dando notizia delle manifestazioni di giubilo esplose a Domodossola (La città dopo gli ultimi eventi, 30 luglio 1943) e avviando sulle sue colonne un ripensamento critico verso il passato regime (La macchina e l’individuo, 6 agosto 1943). Era evidente, anche da questo piccolo giornale di una sperduta vallata di confine, il messaggio che la Chiesa cattolica voleva dare agli italiani, candidandosi a ricoprire un ruolo preminente nella ricostruzione degli assetti politici nazionali; tendenza tanto più evidente nei numeri usciti dopo l’8 settembre. Di fronte al dissolvimento delle strutture dello Stato, alla fuga del re e allo sbandamento dell’esercito, la Chiesa (anche attraverso la stampa) si proponeva di riempire un vero e proprio vuoto istituzionale. Il 10 settembre “Il Popolo dell’Ossola” pubblicava persino un «Appello a tutti gli Italiani» per la difesa dell’armistizio firmato dai rappresentanti dei partiti antifascisti riunitisi a Torino.

L’edizione del “Popolo dell’Ossola” del 10 settembre 1944.

Radicalmente diversi i toni del numero uscito il 24 settembre: a occupazione tedesca ormai compiuta, anche “Il Popolo dell’Ossola” dovette adeguarsi al nuovo clima politico, pubblicando il testo del discorso di Mussolini alla Radio di Monaco, i manifesti di ricostituzione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e gli appelli di alcuni vescovi italiani a rispettare la «disciplina di guerra imposta dalle pubbliche autorità» (La parola dei Pastori nell’ora presente). Per tutto il 1943 e per gli 11 mesi successivi il settimanale si ritrovò sotto la cappa della censura e del controllo nazifascista, continuando però a essere tollerato nonostante i toni enfatici espressi alla caduta del fascismo del 25 luglio. Tra proclami di Mussolini, comunicati del prefetto di Novara, manifesti del Pfr, minacce di morte e di rappresaglie trasmesse dagli uffici stampa della federazione fascista novarese, ben poco si può cogliere, leggendo le pagine del giornale in quei primi mesi di vita della Repubblica di Salò, della lotta di liberazione ormai avviata anche in Ossola, se non riferimenti fugaci e sommessi a proposito dell’insurrezione di Villadossola del novembre ’43 (Al popolo ossolano, 26 novembre 1943). Il giornale venne ridotto, insomma, a semplice foglio di propaganda e a bollettino diocesano, con notizie dalle parrocchie e innocui fatti di cronaca paesana. Ancora il 1° settembre 1944, ad esempio, alla vigilia dell’occupazione partigiana di Domodossola e con le vallate laterali già liberate, “Il Popolo dell’Ossola” si ritrovava obbligato a pubblicare un proclama contro il governo del “regno del Sud” (Chi epurerà gli epurati?), inviti all’istruzione e all’educazione morale e notizie dalle valli che non tenevano minimamente in considerazione l’aspra lotta in atto.

Il 22 settembre 1944 tutto cambiò. Dopo una settimana di pausa il giornale riprese le sue pubblicazioni con un nuovo direttore, don Carlo Saino, coadiutore dell’arciprete di Domodossola che aveva partecipato, assieme ad altri esponenti del clero locale e ad alcuni capi partigiani, alle trattative con i nazifascisti per la liberazione della cittadina. Il nuovo indirizzo fu subito evidente, con riflessioni sulla libertà, sulla ricostruzione, sulle azioni dei «patrioti» e sul partito della Democrazia cristiana. La stessa edizione, naturalmente, dava notizia della costituzione a Domodossola della Giunta provvisoria di governo, ma anche della celebrazione di un solenne Te Deum recitato nella Collegiata di Domodossola per salutare «la più pura vittoria: quella senza spargimento di sangue» e dei solenni funerali dei «patrioti» caduti per la libertà (Te Deum). Sul successivo numero (uscito il 6 ottobre) si affrontava persino il tema del decentramento amministrativo, tanto caro a numerosi antifascisti locali che, in quelle settimane, collaborarono con il governo ossolano, con il Cln di zona e con le libere amministrazioni comunali.

A sinistra: “Il Popolo dell’Ossola” del 22 settembre 1944 (prima pagina). A destra: la seconda pagina del “Popolo dell’Ossola” del 6 ottobre 1944 con l’ampio articolo dedicato al tema del decentramento amministrativo.

Soltanto due sono le edizioni del “Popolo dell’Ossola” uscite nel periodo della repubblica partigiana. Si tratta di edizioni oggi quasi introvabili, consultabili, però, presso la Biblioteca nazionale di Firenze (o, per il numero 23 del 6 ottobre 1944, alla Biblioteca Sormani di Milano). Non stupisce, così, che queste edizioni non siano mai state oggetto di analisi da parte degli studiosi della Resistenza ossolana, a differenza delle altre testate (“Liberazione”, “Bollettino quotidiano di informazioni”, “Valtoce”, “Unità e Libertà”, solo per fare alcuni nomi) uscite nelle settimane della liberazione ossolana e ripubblicate nella raccolta curata da Giulio Maggia I giornali dell’Ossola libera (Novara 1969). Ampiamente studiate, queste ultime testate sono oggi parte della banca dati Stampa clandestina sui periodici della Resistenza. “Il Popolo dell’Ossola”, certamente, non potrebbe a pieno titolo far parte di una collezione di giornali partigiani e di fogli clandestini, considerato il fatto che nel settembre-ottobre 1944 proseguì le sue pubblicazioni già autorizzate dalle autorità della Rsi nei mesi precedenti. Tuttavia, occorre anche considerare che con il nuovo direttore don Saino (protagonista, come si è visto, della liberazione di Domodossola e in sostituzione di don Oberto che aveva diretto il giornale nel decennio precedente) la testata intendeva programmaticamente avviare un nuovo corso e porsi in discontinuità con il passato intraprendendo un indirizzo apertamente antifascista. D’altra parte, a rioccupazione nazifascita avvenuta, “Il Popolo dell’Ossola” venne soppresso. Potrà riprendere le sue uscite soltanto il 27 aprile 1945 dopo un intervento della curia diocesana presso le autorità militari alleate. Quei due (quasi introvabili) numeri del settembre-ottobre 1944, tuttavia, possono ancora dire moltissimo sulla vita degli ossolani in quelle settimane di libertà, sulle loro speranze e aspettative, sulla riorganizzazione politica e amministrativa dell’Ossola; sono anch’essi una pagina fondamentale della stampa libera durante la repubblica partigiana.

Andrea Pozzetta

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