La condizione della posta e il servizio postale durante la breve parentesi della Repubblica partigiana dell’Ossola*

La condizione della posta e il servizio postale durante la breve parentesi della Repubblica partigiana dell’Ossola*

Di Rosalba Pigini e Luigi Pirani

Sono trascorsi già 77 anni da quando, durante il secondo conflitto mondiale e per un breve periodo di tempo, la Valdossola venne liberata dall’occupazione nazifascista per opera dei partigiani e delle forze politiche di liberazione locale. A differenza di tutte le altre zone liberate del Nord Italia tra l’estate e l’autunno del 1944, l’esperienza ossolana è l’unica che ha lasciato evidenti tracce della sua esistenza in relazione alla posta e al servizio postale. Per poco più di un mese a partire dal 10 settembre 1944 e sino a che, di fatto, Domodossola non venne riconquistata dalle forze armate della Rsi, in seguito a una controffensiva iniziata nei primi giorni del mese di ottobre di quell’anno, la Giunta provvisoria di governo (in sigla Gpg), insediatasi all’indomani dell’azione partigiana, ebbe modo di interessarsi e occuparsi anche del servizio postale, con particolare riguardo ai collegamenti con la confinante Svizzera.

Sul versante delle comunicazioni con il restante territorio della Repubblica Sociale si ebbe sin da subito l’interruzione dei collegamenti non solo postali, in seguito alla definizione di una linea di confine che non era possibile varcare senza lasciapassare. Tuttavia, il servizio postale all’interno della zona liberata, e quindi tra le diverse località del territorio ossolano, attraverso la rete degli uffici postali esistenti, per tutto il periodo in cui durò la Repubblica partigiana, funzionò regolarmente, trovando limitate sospensioni in conseguenza solo di concomitanze belliche.

Cartolina da Domodossola alla vicina Masera inoltrata il 12 settembre 1944 e recapitata il giorno dopo a destino, come da annullo apposto all’arrivo, a dimostrazione che i servizi postali ossolani della città domese erano pienamente funzionanti all’indomani della proclamazione della Repubblica Partigiana così come pure i collegamenti con i paesi vicini.

Le tariffe postali applicate e le regole postali seguite erano quelle esistenti negli altri territori della Rsi nel corso del mese di settembre 1944, la cui applicazione era garantita dal medesimo personale esistente negli uffici postali ante-liberazione e dalle circolari che venivano diramate dall’Ufficio postale di Domodossola. Con circolare del 16 settembre 1944, l’Ufficio Principale di Domodossola Stazione comunicava agli uffici postali dipendenti che «fino a nuova disposizione hanno corso esclusivamente le corrispondenze per la Zona Ossola (fino a Mergozzo) e per vallate dipendenti» e che era «sospeso ogni invio per altre destinazioni», mentre, lo stesso giorno, con altra circolare operativa, veniva comunicato che «finché perdura l’isolamento della Zona Ossola, in sostituzione del dispaccio per Novara Ferrovia, viene attuato dispaccio da Domo Stazione, per codesto ufficio e viceversa».

Raccomandata da Domodossola a Villadossola spedita il 9 ottobre 1944 su cui sono apposti francobolli che coprono la tariffa in vigore nella RSI sino a tutto il 30 settembre 1944. Nessun aumento tariffario venne applicato dall’inizio di ottobre per tutto il periodo in cui il servizio postale era garantito dalla Gpg.
Missiva inoltrata da Pieve Vergonte alla vicina Svizzera il 25 settembre 1944 ossia il giorno in cui venne attivato il servizio postale con destinazione della posta in territorio elvetico.

Non vennero realizzati e posti in vendita, per il relativo uso, particolari francobolli che richiamassero l’evento o che celebrassero la Repubblica partigiana stessa in quanto non vi fu il tempo tecnico necessario per approntare tutte le pratiche occorrenti da presentare presso l’Unione postale universale (Upu) per ottenerne formale consenso, seppur una delibera della Gpg in tal senso, che autorizzava la soprastampa di francobolli esistenti presso l’Ufficio centrale di Domodossola, venne assunta in data 22 settembre1944 e seppur vennero approntate delle prove. Pertanto, quindi, non risultano particolari segni distintivi che possano differenziare i documenti postali della Repubblica dell’Ossola dalle altre corrispondenze Rsi “domestiche” del periodo, se non per il sol fatto che presentano destinazioni unicamente all’interno dei confini della Valdossola. Costituisce interessante e unica eccezione al quadro predetto il fatto che nella zona liberata non venne recepito l’aumento tariffario, che invece trovò applicazione in tutta la Repubblica Sociale, del primo ottobre 1944 e pertanto, seppur per un paio di settimane, la corrispondenza nell’Ossola se ne diversificò, costituendo fattore di interessante rarità filatelica su altrettanta rarità, sui tagli dei francobolli applicati sulle missive. Con riguardo poi alla corrispondenza verso l’estero, causa l’isolamento dal resto dei territori della Rsi, in Valdossola non si poteva più inoltrare posta con destinazione fuori Italia seguendo il percorso Novara-Verona-Monaco di Baviera, con assoggettamento a censura tedesca. Ben presto l’esigenza di poter avere collegamenti con la vicina Svizzera ove si erano trasferiti molti ossolani ed erano presenti diversi internati, portò la Gpg a prendere la decisione di istituire un servizio postale diretto con la terra elvetica. L’annuncio che sarebbe ripreso il servizio postale con la Svizzera comparve sul “Bollettino Quotidiano di Informazioni”, notiziario ufficiale del governo della Repubblica partigiana, il 25 settembre 1944, indicando quale data di avvio il 25 settembre stesso. Cosa che avvenne regolarmente. Particolari poi furono le indicazioni circa l’operatività del servizio stesso e le prescrizioni relative. Innanzitutto, era ammessa solo la corrispondenza non raccomandata, inoltre sul retro della busta era richiesto che venisse indicato l’indirizzo del mittente, aggiungendo al nome del paese la dicitura «Ossola – Zona Liberata». Non era più richiesta, come avveniva per le missive destinate all’estero in periodo Rsi, l’indicazione degli estremi del documento di identità del soggetto mittente, validato dal titolare dell’ufficio postale o da chi per esso. Infine venne precisato che la corrispondenza sarebbe stata soggetta a censura della Gpg. Ne conseguì che le lettere dirette in Svizzera prima di passare il confine, da qualunque zona del territorio ossolano provenissero, dovevano arrivare a Domodossola per essere sottoposte a censura. Il censore, probabilmente uno solo, era dotato di un timbro riproducente il numero uno all’interno di un riquadro, che veniva apposto sulle lettere, in entrambi i lati e utilizzando inchiostro nero, che dopo essere state aperte venivano richiuse con una speciale etichetta rettangolare. Le fascette di censura presentavano, su due linee le seguenti diciture in azzurro: sulla prima «VERIFICATO per CENSURA» e sulla seconda tra «» la scritta «Ossola – Zona Liberata». Non tutta la corrispondenza, in realtà, risultò essere stata sottoposta a censura. Dalla corrispondenza ad oggi nota è risultato evidente che il censore non interveniva sulle lettere contenute nelle buste provenienti dalle autorità (ad esempio la stessa Gpg) e dalle istituzioni o organismi collegati (ad esempio dalla redazione del giornale “Liberazione”) che presentavano le relative intestazioni e sulle lettere contenute nelle buste che presentavano l’intestazione della Croce Rossa Italiana-Delegazione di Domodossola, probabilmente in quanto si ritenevano soggetti conosciuti. Giunta in territorio svizzero, la corrispondenza non sempre era oggetto di obliterazione in arrivo. Tuttavia, le missive che erano dirette a Locarno, ovvero che transitavano per tale città, quasi tutte recano al retro, impresso, un annullo meccanico riportante, oltre alla data, all’ora e al luogo, la pubblicità della «SETTIMANA SVIZZERA-prodotti svizzeri sceltissimi», individuata nella seconda metà di ottobre dell’anno. Dalle date ivi riportate, emergerebbe che circa la corrispondenza diretta in Svizzera, anche se il servizio postale fu attivato in settembre, non si hanno prove certe dei relativi arrivi prima dei primi giorni di ottobre. Conferma ne è data altresì dal fatto che alcune lettere giunte alla Croce Rossa Internazionale di Ginevra in vari momenti riportano il bollo lineare di arrivo di detta istituzione indicante date solo a partire da ottobre 1944. 

Missiva indirizzata al Comitato Internazionale della Croce Rossa a Ginevra con partenza da Mergozzo il 2 ottobre 1944 e arrivo a destino dopo essere transitata il giorno 5 ottobre per Locarno. La busta reca i segni della censura della Gpg con fascetta e bollo relativi (fronte).
Retro della medesima missiva.

Seppur ufficialmente la Repubblica partigiana dell’Ossola cessò nella notte del 22 ottobre, quando vennero vinte le ultime sacche di resistenza nelle zone vicine al confine con il territorio elvetico e i rappresentanti della Gpg, con il loro seguito, ripararono oltre frontiera, di fatto il servizio postale seguì passo passo le sorti dell’offensiva nazifascista e la rioccupazione del territorio ossolano da parte di queste forze belligeranti. Il 14 ottobre 1944 Domodossola fu di nuovo sotto controllo dei militi della Rsi e il ritorno allo status quo, ante parentesi zona libera, fu immediato. Gia il 16 ottobre 1944 arrivava nella città ossolana la corrispondenza che, proveniente da fuori Valdossola era da tempo in attesa di essere recapitata. Il 12 ottobre 1944, invece, sarebbe la data ultima dell’annullo apposto a Domodossola su missive dirette per la vicina Svizzera. 

Corrispondenza tra la Giunta Provvisoria di Governo e la vicina Svizzera, con destinazione Locarno. La missiva, inoltrata il 4 ottobre 1944, giunse nella medesima giornata nella città svizzera, prova ne è il timbro pubblicitario meccanico apposto sul retro della busta stessa. Sul documento postale non risultano segni di censura (fronte).
Retro della medesima missiva con il timbro pubblicitario meccanico.
Cartolina proveniente da campo di concentramento all’estero. La missiva spedita alla fine di agosto giunse a Domodossola il 16 ottobre 1944, come da annullo apposto in arrivo, solo dopo che le forze nazifasciste, nella notte del 14 ottobre del medesimo anno, rioccuparono la città (fronte e retro).

Due particolari fenomeni, per certi versi curiosi, sono da segnalare. Il primo riguarda l’uso della “finta” corrispondenza a fini di propaganda e il secondo dell’ingegno di come superare i confini per far arrivare ai propri famigliari proprie notizie all’indomani della proclamazione della Repubblica partigiana. Nel primo caso la propaganda di guerra anti-patrioti si spinse sino al punto di simulare una lettera scritta da un partigiano da consegnarsi a mano alla madre a Pavia, datata Domodossola 14 ottobre 1944 (da notare la data coincidente con la ripresa della città domese da parte dei nazifascisti) nella quale venivano riportate improbabili notizie sulla condizione della vita del patriota nella sua esperienza ossolana e dell’ambiente che lo circondava.

Propaganda di guerra: lettera simulata di partigiano indirizzata alla propria madre.

Nel secondo caso è stata casualmente rinvenuta una cartolina illustrata spedita da Intra il 19 settembre 1944 direzione Zocca (Modena), ma compilata tre giorni prima da un dipendente dello stabilimento della Montecatini di Villadossola (consociata con la Rhodiaceta Italiana avente stabilimento in Verbania), che consentì a questi di far giungere al proprio padre, oltre confine della Repubblica partigiana, sue notizie. Il passamano e l’uso di corrieri occasionali che permettevano di far transitare proprie notizie oltre confine, fenomeno che divenne frequente dopo la rioccupazione dell’Ossola da parte dei nazifascisti in relazione alla frontiera con la vicina Svizzera, ove trovarono rifugio migliaia di Ossolani, ebbe luogo anche in quei momenti, essendo possibili contatti nella zona neutra di Trobaso, proprio a ridosso di Intra e Pallanza (ossia di Verbania) ovvero passando le linee, vista la vicinanza di boschi al centro abitato di Verbania stessa, lungo una linea di confine non sempre adeguatamente presidiata.

Cartolina illustrata compilata a Villadossola il 16 settembre 1944, e impostata ad Intra, da cui partì il 19 settembre successivo con direzione Zocca (Modena). Inusuale esempio di posta portata da corrieri occasionali o con il passa mano che oltrepasso la linea di confine tra la Repubblica Partigiana ed il territorio della Rsi.

La corrispondenza dell’Ossola libera, a tutt’oggi conosciuta, consiste in poche decine di pezzi, di particolare rarità, implementatisi da recenti ritrovamenti che hanno permesso di meglio studiare e comprendere in merito a questo eccezionale momento della storia recente del nostro paese. Poiché però è certo che il servizio postale sia interno e sia per la Svizzera ha funzionato con copiosa corrispondenza, ci si auspica che nel tempo possa emergere ancora qualcosa di nuovo a favore di quanti hanno curiosità e interesse di scoprire sempre di più novità nell’ambito della storia postale moderna italiana soprattutto in un periodo storico, quello della liberazione, che in campo filatelico non è stato particolarmente analizzato a tutt’oggi e che consente ancora di stupire lo studioso e il ricercatore con liete sorprese ed interessanti ritrovamenti.

Rosalba Pigini e Luigi Pirani


* Articolo originalmente uscito per “La Voce del Cifr”, marzo 2020. Si ringraziano gli autori e il Centro Italiano Filatelia Resistenza per la disponibilità alla pubblicazione.

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