Blu, rosso, verde: breve storia di una bandiera

Blu, rosso, verde: breve storia di una bandiera

È ormai diffuso da tempo associare all’esperienza della zona libera dell’Ossola una propria bandiera, un tricolore blu, verde e rosso a bande orizzontali. Lo riporta, ad esempio, la pagina wikipedia dedicata alla Repubblica dell’Ossola, ma anche su blog e siti specializzati questa immagine viene spesso ricondotta al governo dell’Ossola partigiana. La zona libera dell’Ossola ha dunque avuto una propria bandiera nel settembre-ottobre 1944? Le cose sono un po’ più complesse. Andiamo con ordine.

Qualsiasi immagine risalente ai giorni della prima liberazione ossolana, in particolare le fotografie dei partigiani a Domodossola, mostra una città pavesata con il tricolore italiano, immediatamente riconoscibile dallo scudo sabaudo al centro della banda bianca. Le stesse testimonianze dell’epoca descrivono città e paesi in festa e imbandierati, dove al posto del tricolore fascista della Repubblica Sociale Italiana (con l’aquila e il fascio al centro) si rispolvera il vecchio tricolore sabaudo, o addirittura si riadattano le bandiere italiane con stelle e simboli partigiani al posto dalla croce sabauda. D’altra parte, la zona libera dell’Ossola non era altro che una regione liberata facente parte a tutti gli effetti dello Stato italiano: la Giunta provvisoria di governo dell’Ossola traeva la sua legittimità dal governo di Roma, presieduto da Ivanoe Bonomi, attraverso la mediazione del Comitato di Liberazione Nazionale per l’Alta Italia, il Clnai, che nel Nord ancora occupato dall’esercito tedesco rappresentava proprio il governo di Roma. La fotografia del comizio di Cino Moscatelli da un balcone di piazza Mercato a Domodossola è esemplificativo dell’uso delle bandiere in quelle settimane di libertà.

Insomma: la repubblica dell’Ossola non era affatto uno Stato indipendente e non aveva bisogno di crearsi una bandiera. La dizione “repubblica” può forse trarre in inganno, ma occorre ribadire che questo nome venne utilizzato soprattutto nel dopoguerra, mentre nei “quaranta giorni di libertà” i partigiani e la Giunta provvisoria di governo impiegarono soltanto il termine ciellenista di “Zona liberata dell’Ossola”.

Da che cosa deriva, allora, il tricolore blu, rosso e verde che si trova soprattutto in rete per parlare dell’Ossola libera? Giorgio Bocca, nel suo fortunato libro del 1964, Una repubblica partigiana, parla di «una bandierina con i colori di tutte le formazioni» fatta mettere dal presidente della Giunta provvisoria, Ettore Tibaldi, sull’auto “presidenziale”, ovvero un «gagliardetto portante longitudinalmente tre strisce dei colori blu rosso e verde con impresso in bianco nel senso della lunghezza le iniziali GPG» (p. 57).
Il libro di Bocca non è certo un’opera storiografica: non vengono citate fonti e in più occasioni il giornalista si prende ampie libertà nell’interpretare e narrare ricordi e memorie dell’epoca. È un’opera divulgativa, in cui alcune informazioni sono da prendere con cautela. Si sa tuttavia che Bocca ha potuto consultare direttamente Ettore Tibaldi e che molte informazioni provenivano proprio dalla voce diretta del presidente della Giunta provvisoria di governo. Sulla questione delle bandierine tricolori, nello specifico, vi è un fondo di verità.
Se si presta attenzione alle fonti archivistiche è possibile ricostruire l’intera vicenda con un po’ più di chiarezza. L’archivio storico di Ettore Tibaldi (conservato presso l’Istituto nazionale Ferruccio Parri di Milano) è a questo proposito eloquente; nel fascicolo 10 della busta 1, ad esempio, è conservata una lettera di Cipriano Facchinetti a Ettore Tibaldi del 13 settembre 1944. Facchinetti, repubblicano, amico di Tibaldi, era stato con lui animatore del gruppo di espatriati italiani in sostegno ai partigiani dell’Ossola e, mentre Tibaldi si ritrovò alla guida del governo di Domodossola, egli fece da intermediario tra gli ossolani e i rappresentanti del Clnai in Svizzera. Nella citata lettera, Facchinetti dava a Tibaldi diversi suggerimenti e informazioni riservate; parlava inoltre di «gagliardetti» da inviare dalla Svizzera a Domodossola: «te ne mandiamo uno che è pronto. […] Cercheremo una bandiera bella. Indicate, se credete, le dimensioni». Ma vi è di più. Nel fascicolo 40 dello stesso fondo Tibaldi vi sono proprio alcuni esemplari dei citati gagliardetti, 8 bandierine della Giunta provvisoria di governo, di forma triangolare, grezze nel tessuto utilizzato e nella composizione, di colore blu, rosso e verde a simboleggiare le formazioni principali operanti in Ossola: la Valtoce di Alfredo Di Dio, le brigate Garibaldi di Cino Moscatelli e la Valdossola di Dionigi Superti. Più che bandiere della zona libera dell’Ossola, dunque, esse sono da intendere come gagliardetti identificativi della Giunta provvisoria di governo.

Pubblichiamo per la prima volta un esemplare di questi gagliardetti. Si tratta di un documento inedito, di straordinario interesse, che ci riporta indietro di 77 anni, quando in un Nord Italia ancora in gran parte occupato dai nazifascisti si pensò a creare dal nulla nuovi istituti democratici, senza dimenticare il ruolo dei simboli, dei colori, delle bandiere.

Andrea Pozzetta

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